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Otto carenze di materie prime che costituiscono la minaccia più grave per le supply chain mondiali

Non occorre essere esperti dei rischi nella supply chain per prendere atto della gravità degli attuali deficit. Fino a poco tempo fa, i consumatori potevano contare su un tasso di inflazione stazionario e prezzi stabili, oltre ad avere il lusso di ordinare prodotti senza dovere badare alle tempistiche di consegna o alla vasta rete di servizi che permette di recapitarli a domicilio per tempo. Anche per le aziende il mercato era relativamente prevedibile, a fronte di materie prime dai prezzi contenuti e dalla disponibilità immediata.

Ora, però, le cose sono cambiate. Un insieme di fattori ha determinato carenze raramente viste dall’inizio degli anni Ottanta, quando è stato coniato il termine “gestione della supply chain”. Questi problemi iniziano a lasciare il segno, quindi è molto probabile che i disagi si protrarranno ancora a lungo.

Dalle ultime rilevazioni del Supply Chain Resilience Index emerge un quadro a tinte fosche. Nel quarto trimestre del 2021, il punteggio di resilienza delle supply chain è crollato a 44,9, un parametro solo lievemente più alto della soglia di “rischio elevato” del 40%. Anche i prezzi sono aumentati del 12% rispetto ai tre mesi precedenti e tutti gli indicatori sono peggiorati da quando, a febbraio, la Russia ha invaso l’Ucraina.

L’elemento più preoccupante è che molti dei colli di bottiglia influiscono direttamente sui mercati a valle. In questo post sul blog forniamo una previsione delle carenze più importanti di materie prime e ci concentriamo su quelle che, visto il contesto di sempre maggiore incertezza, costituiscono la minaccia più grave alla crescita economica.

Stagno

Il mercato dello stagno, nonostante le dimensioni ridotte, è in forte contrazione da molto tempo. A novembre dell’anno scorso i prezzi hanno toccato i 39.150 $ a tonnellata e la tendenza al rialzo è rimasta pressoché invariata anche nel 2022. Ad alimentare la crescita vertiginosa è stata soprattutto la domanda del comparto elettronico, dove lo stagno serve a saldare le schede di circuiti stampati. Anche i bassi livelli di produzione del metallo hanno contribuito alle carenze attuali.

Molibdeno

Analogamente, i prezzi del molibdeno sono aumentati rapidamente, toccando i 45 $ al fusto a ottobre 2021. Il molibdeno è spesso estratto come sottoprodotto di altri metalli e usato nella produzione di leghe. La Cina ha acquistato gran parte delle riserve mondiali per colossali progetti infrastrutturali, dove il molibdeno servirà a rafforzare l’acciaio e a renderlo più resistente alla corrosione.

Litio

L’impennata della domanda di vetture elettriche e la transizione energetica creano bolle speculative del litio. Il prezzo di questo metallo color argento è salito alle stelle; la Cina, poi, ha acquistato la maggior parte dei progetti attivi a livello mondiale. La domanda continua a superare l’offerta anche a causa delle lunghe tempistiche necessarie perché le nuove miniere diventino operative.

Petrolio e gas

Si tratta probabilmente delle carenze più evidenti: nel quarto trimestre i prezzi del greggio e del gas naturale sono aumentati vertiginosamente, una tendenza che non accenna ad arrestarsi nel 2022. L’invasione dell’Ucraina ha destabilizzato ulteriormente la situazione poiché molti paesi hanno concordato un pacchetto di sanzioni che prevede il blocco delle forniture dalla Russia, il secondo produttore al mondo.

Legname da opera

Anche il legname, che storicamente funge da barometro congiunturale, non si sottrae alle tendenze già riscontrate per i metalli. Dopo segnali di miglioramento della situazione, a marzo 2022 è stato raggiunto il massimo storico di 1.686 $ per 92 metri quadri, un aumento del 406% rispetto all’anno precedente. Tra i motivi del caro materiali troviamo dazi doganali, condizioni atmosferiche sfavorevoli e gravi carenze logistiche.

Nickel

Il nickel è di vitale importanza per l’acciaio inossidabile e si usa nella produzione di vetture elettriche. A marzo, per la prima volta, i prezzi hanno sforato i 100.000 $ a tonnellata, principalmente a causa della guerra in Ucraina. Si tratta di un aumento di 72.000 $ dalla fine del 2021. Sebbene la Russia sia il terzo paese produttore a livello mondiale, il rallentamento dell’attività edilizia in Cina potrebbe aiutare a controbilanciare parte della domanda.

Zinco

A causa dell’offerta limitata, in Europa i prezzi dello zinco hanno registrato aumenti costanti per tutto il 2021. Anche sui mercati cinese e statunitense sono mancati movimenti degni di nota, tranne qualche picco localizzato. La carenza di prodotto finito è stata imputata a scorte ridotte e al caro bollette, ma di fatto molte aziende si sono ritrovate senza un materiale necessario per la produzione di leghe.

Grano

L’Ucraina è stata definita il “paniere d’Europa” per via dei campi sterminati di terreno scuro e fertile che producono una parte cospicua del grano consumato in tutto il mondo. L’invasione del paese ha sollevato timori sulla sicurezza alimentare mondiale, anche perché altri importanti produttori prevedono deficit nelle forniture. Nonostante l’aumento dei prezzi, poi, il caro carburante e gli elevati costi dei fertilizzanti hanno dissuaso gli agricoltori dalla semina.

Temi le conseguenze per la tua azienda delle carenze di materie prime? Contattaci per parlare con il nostro team di esperti.


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