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5 tendenze nella gestione della supply chain nel 2022

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5 tendenze nella gestione della supply chain nel 2022

5 tendenze nella gestione della supply chain nel 2022

Il 2021 è stato un altro anno impegnativo in tutto il mondo per le supply chain e la continuità operativa. Le aziende, oltre a doversi attivare per i colleghi e i clienti durante la pandemia, si sono ritrovate a far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita e alla crescente pressione da parte di acquirenti e fornitori, che pretendevano il rispetto degli accordi anche in un contesto segnato da interruzioni della supply chain, facendo al contempo attenzione a garantire sempre un’esperienza positiva, sicura, conforme e trasparente alla clientela.

I prezzi delle commodity sono aumentati del 68% da gennaio 2021

Stando alle rilevazioni dell’Achilles Supply Chain Resilience Index (ASCRI), i prezzi dei prodotti di base sono aumentati del 68% dall’inizio del 2021 e il 28% delle interruzioni si devono all’inadempienza dei fornitori nel terzo e nel quarto trimestre, pertanto i rischi nella supply chain si manterranno su livelli elevati.

La domanda di beni fisici deve fare sempre più i conti con la capacità di fornirli su scala globale. Le organizzazioni sono esposte a molteplici interruzioni nelle forniture o aumenti inattesi della domanda, senza essere in grado di mitigare anticipatamente questi rischi.

Scopri le 5 tendenze nella gestione della supply chain a cui fare attenzione nel 2022

1. Modellizzazione del rischio nella supply chain

Per ridurre al minimo le minacce e i relativi impatti, meglio sviluppare un modello dei rischi relativi ai fornitori che, in tempi come questi, rispetta gli standard di procurement e soddisfa le esigenze aziendali.

In assenza dei dati giusti relativi ai fornitori, reagire con efficacia ai rischi potenziali che la tua azienda si trova ad affrontare diventa molto più difficile. Poiché raccogliamo e convalidiamo le giuste informazioni di cui gli acquirenti hanno bisogno, velocizziamo i loro tempi di reazione e li aiutiamo ad attivarsi per gestire i rischi di terze parti.

Le rilevazioni dell’ASCRI del terzo trimestre hanno messo in evidenza che le supply chain a valle, necessarie per la produzione di prodotti finiti, sono in genere più complesse e fragili di quelle a monte, necessarie per la fornitura di prodotti.Disporre dei dati necessari a mappare la supply chain è sicuramente utile; sapere come utilizzarli, però, è tutt’altro paio di maniche. A patto di capire come prevedere i fattori di rischio basandosi sulle informazioni relative ai fornitori, la tua azienda saprà gestire attivamente i rischi nelle supply chain, ad esempio quelli relativi a salute e sicurezza o di natura finanziaria, e anticipare eventuali interruzioni prima che diventino problematiche, andando oltre i fornitori di livello 1 e 2. A prescindere dall’entità del rischio in sé, potenziare la supervisione, il monitoraggio attivo e la modellizzazione del rischio nella supply chain è la scelta migliore per ridurre al minimo eventuali interruzioni.

Grazie all’elevata qualità e alla precisione dei dati forniti agli acquirenti, i team responsabili dell’approvvigionamento e delle supply chain impiegano meno tempo a raccogliere e a convalidare i dati, così da potersi dedicare maggiormente a garantire la resilienza e l’adattabilità dell’azienda.

2. Trasformazione digitale

Una volta digitalizzate, le supply chain comportano elevati volumi di dati da analizzare per garantirne un utilizzo corretto. I processi e le operazioni tese a garantire l’efficienza della supply chain ne risultano potenziati, e il processo decisionale diventa più agevole.

A patto di gestirla e attuarla in modo consono, la trasformazione digitale della catena di approvvigionamento valorizza notevolmente le supply chain in tutti i settori.

Javier Caravantes, membro del consiglio degli ambasciatori Achilles ed ex consulente acquisti per società petrolchimiche quali Naturgy e Cepsa, ha commentato:

“Dalla prequalificazione dei fornitori a soluzioni come il crowdsourcing e il Source-2-Pay integrato, al giorno d’oggi la gestione della supply chain deve essere interamente digitale e connessa.

Le aziende che non stanno al passo rischiano di perdere terreno e spianare la strada non solo ai concorrenti diretti, ma anche alle start-up più piccole e snelle, che invece comprendono appieno il potere della digitalizzazione e minacciano la forza economica delle imprese gestite in modo tradizionale”.

3. La neutralità carbonica delle supply chain

Stando a nuove ricerche, il 52% delle aziende non ha adottato alcuna strategia per ridurre le emissioni di CO2.

La società continua a chiedere a gran voce supply chain ecocompatibili e punta sullo slancio creatosi durante la conferenza sul clima COP26 per concretizzare la neutralità carbonica entro il 2050. Sebbene molte aziende si siano già adoperate a rispettare tale volontà, nell’immaginario collettivo i prodotti forniti da settori quali l’industria manifatturiera e l’edilizia continuano a essere sinonimo di elevati livelli di emissioni di anidride carbonica e inquinamento.

La riduzione delle emissioni di anidride carbonica offre notevoli vantaggi per la tua azienda, i tuoi clienti e il futuro del pianeta. Da oltre 12 anni forniamo ai clienti strumenti che li aiutano a misurare, gestire e rendere conto in maniera precisa delle proprie emissioni di anidride carbonica, e che favoriscono al contempo il miglioramento dell’efficienza del business, dato che alla riduzione delle emissioni di CO2 si accompagnano risparmi nei costi di esercizio e miglioramenti delle performance operative.  Per alcuni dei nostri clienti, i risparmi così ottenuti sono di milioni di sterline all’anno.

4. Attacchi informatici alle supply chain

La sicurezza informatica delle supply chain è un tema sempre più all’ordine del giorno,  .

 A inizio dicembre 2021, il governo catalano è stato vittima del peggiore attacco informatico di tipo DDoS (Distributed Denial of Service, ossia l’interruzione a tappeto dei servizi) mai sperimentato. In poche ore i pirati informatici hanno sovraccaricato i sistemi informatici della Generalitat con ingenti volumi di dati, dando vita a un traffico di 100 volte superiore rispetto a quello abituale.

Attacchi informatici gravi

Verso la fine di dicembre 2021, la società editoriale norvegese Amedia è rimasta vittima di un pesante attacco informatico: oltre a disattivare i sistemi aziendali, i pirati informatici hanno causato la potenziale esposizione di dati personali degli utenti, impedendo all’azienda di stampare giornali.

La tendenza è all’insegna di un aumento degli investimenti nella sicurezza informatica; destano inoltre sempre più preoccupazione i fornitori, dati i rischi legati a elevati livelli di dipendenza.

Stando alle ricerche, negli Stati Uniti gli attacchi informatici alle supply chain sono aumentati del 42% nel primo trimestre del 2021, con un impatto diretto su quasi sette milioni di persone. Dalle analisi condotte dall’Identity Theft Resource Center sulle violazioni di dati riferite pubblicamente nel primo trimestre dell’anno, 137 aziende hanno denunciato attacchi informatici nella filiera, che hanno riguardato 27 fornitori terzi.

Gli attacchi informatici alle supply chain possono avere effetti devastanti:

  • perdita di dati finanziari indispensabili;
  • danni alla reputazione;
  • spese per porre rimedio ai problemi di sicurezza informatica;
  • pagamento del riscatto a chi perpetra un attacco ransomware;
  • problemi di carattere legale;
  • diffusione di informazioni riservate sulla clientela.

La nostra partnership con Orpheus ci consente di quantificare i livelli di rischio inerenti a ciascun fornitore, attraverso l’attribuzione di un apposito punteggio. Più è elevato, maggiore è la probabilità che l’azienda sia vittima di attacchi. Pertanto, essere in grado di interpretare il proprio punteggio agevola l’attuazione di azioni per mitigare eventuali problematiche, tutelando l’azienda da potenziali attacchi.

5. Rafforzare gli standard ESG

Nel 2022, i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) diventeranno imprescindibili per creare supply chain più sostenibili. A causa della pandemia da COVID-19, i riflettori sono sempre più puntati sui cambiamenti climatici; inoltre, con i nuovi movimenti di stampo sociale è aumentata la responsabilità sociale e ambientale dei consumatori. Pertanto, il prossimo anno le pratiche ESG di acquirenti e fornitori saranno caratterizzate da maggiore trasparenza, poiché questa caratteristica la dice lunga sugli interessi di investitori, acquirenti e clienti attenti al sociale.

Le società acquirenti e fornitrici devono assumere il controllo delle loro catene di fornitura per ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, e ridurre al contempo i livelli di rischio.

Ti interessa approfondire le cinque tendenze nella gestione della supply chain nel 2022 o scoprire come possiamo aiutare la tua azienda?   .

 

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