Le catene di fornitura concentrano oggi una parte significativa dei rischi ambientali, sociali e di governance delle organizzazioni. Ad esempio, in termini di emissioni di carbonio, gli impatti di Scope 3, che includono acquisti e catena di fornitura, rappresentano oltre il 70% dell’impronta di molte organizzazioni, evidenziando la necessità di collaborare con i fornitori per raggiungere gli obiettivi ambientali.
Inoltre, un rapporto dell’OCSE rileva che solo circa il 7% delle metriche ESG attuali si concentra sulla gestione del rischio nelle catene di fornitura, dimostrando che integrare i fornitori nei processi di miglioramento è fondamentale per misurare e gestire impatti reali.
Allo stesso tempo, il contesto normativo e sociale è cambiato in modo strutturale. Normative come la CSDDD e la CSRD richiedono alle aziende di dimostrare non solo di identificare i rischi, ma anche di agire su di essi, includendo i propri fornitori.
In questo scenario, molte organizzazioni si pongono la stessa domanda: che ruolo deve avere l’azienda acquirente per aiutare i propri fornitori a migliorare le performance ESG in modo realistico ed efficace?
Di seguito rispondiamo alle domande più frequenti:
Perché le performance ESG dei fornitori rappresentano un rischio diretto per l’azienda acquirente?
Oggi l’azienda acquirente non viene valutata solo in base alle proprie pratiche, ma anche in base alla sua capacità di identificare, gestire e mitigare i rischi ESG dei propri fornitori e partner commerciali.
Gli incidenti ESG nella catena di fornitura (infortuni sul lavoro, violazioni ambientali o dei diritti umani) hanno un impatto diretto su:
- La continuità del business.
- La reputazione aziendale.
- La responsabilità legale e normativa.
- L’accesso ai finanziamenti e a determinati mercati.
Perché oggi non è più sufficiente valutare i fornitori?
Perché valutare senza intraprendere azioni non riduce il rischio. Per anni, la gestione ESG nella catena di fornitura si è concentrata su questionari e processi di qualificazione. Sebbene restino necessari, da soli non garantiscono:
- La correzione dei rischi critici.
- La maturazione progressiva del fornitore.
- Il rispetto dei nuovi requisiti di due diligence.
Sempre più spesso, le organizzazioni stanno passando da un approccio di controllo a uno di miglioramento accompagnato, con benefici evidenti:
- Riduzione del rischio operativo, legale e reputazionale.
- Maggiore resilienza della catena del valore.
- Decisioni basate su dati oggettivi e comparabili.
- Relazioni più trasparenti e stabili con i fornitori chiave.
Qual è la differenza tra imporre la conformità e accompagnare il percorso di miglioramento?
La differenza sta nel risultato. Richiedere la conformità senza accompagnamento tende a generare:
- Una conformità “di facciata”.
- Frustrazione nei fornitori con un livello di maturità inferiore.
- Risposte difensive o meramente formali.
Accompagnare il percorso di miglioramento significa invece:
- Spiegare in modo chiaro aspettative e rischi.
- Tradurre i requisiti ESG in azioni concrete.
- Mettere a disposizione strumenti, linee guida e attività di follow-up.
- Costruire fiducia e impegno nel medio periodo.
Come identificare quali fornitori necessitano di maggiore supporto?
Il punto di partenza sono fornitori già valutati, con risposte verificate e dati oggettivi sulle loro performance ESG. Una volta disponibili queste informazioni, la chiave non è richiedere lo stesso a tutti, ma analizzare il rischio in funzione del contesto di ciascun fornitore.
A tal fine, è necessario tenere conto di due variabili principali:
- Il livello di rischio e di impatto del fornitore (criticità in base a volume, attività, ubicazione o tipologia di servizio).
- La reale capacità del fornitore di rispondere (dimensione dell’azienda, risorse disponibili e livello di maturità).
A partire da questa analisi, alcuni segnali chiari che indicano la necessità di un maggiore supporto da parte del fornitore sono:
- Gap significativi tra il rischio identificato e i controlli o le evidenze disponibili.
- Assenza di politiche, procedure o pratiche formali in aree chiave.
- Non conformità ricorrenti o non chiuse a seguito delle attività di audit.
- Risultati ESG significativamente inferiori alla media del proprio settore o categoria.
- Fornitori critici il cui livello di maturità non è allineato al livello di rischio che rappresentano.
Non tutti i fornitori richiedono lo stesso livello di intervento né lo stesso grado di sofisticazione. La chiave sta nel dare priorità agli sforzi di miglioramento dove il rischio è maggiore e l’impatto potenziale più rilevante, adattando le aspettative alla realtà di ciascun fornitore.
Come creare piani di miglioramento ESG realistici e misurabili?
I piani di miglioramento efficaci si basano su quattro principi chiave:
- Chiarezza: cosa deve cambiare, perché e quale rischio specifico viene affrontato.
- Misurazione: evidenze richieste e KPI associati che consentano di effettuare il monitoraggio.
- Fattibilità: azioni concordate con il fornitore, allineate alle sue dimensioni, risorse e livello di maturità.
- Tempistiche definite: milestone e monitoraggio periodico.
Un buon piano non mira a correggere tutto in una volta, ma a dare priorità ai rischi più rilevanti e a procedere in modo progressivo.
Quali approcci funzionano meglio per favorire il miglioramento ESG?
Non esiste un’unica soluzione valida per tutti i casi. L’approccio più efficace è solitamente quello di combinare diversi strumenti, in funzione del livello di rischio, della criticità del fornitore e del suo grado di maturità.
- Sistemi di scoring e benchmarking
Il confronto oggettivo tra fornitori favorisce il miglioramento continuo, aumenta la trasparenza e accelera i cambiamenti nei comportamenti.
- Programmi di sviluppo dei fornitori
Indicati quando il fornitore necessita di un supporto più ravvicinato: revisione guidata delle risposte, supporto nella raccolta delle evidenze, definizione congiunta dei piani di miglioramento e monitoraggio strutturato. Maggiori informazioni sul programma di sviluppo ESG di Achilles qui.
- Audit ESG
Consentono di validare le evidenze, intervistare i lavoratori, esaminare la documentazione critica e individuare gap reali. Sono particolarmente utili per i fornitori strategici o ad alto rischio. Maggiori informazioni sulle nostre audit qui.
Un esempio chiaro di come questo approccio funzioni nella pratica è quello di Selenta Group. Il punto di svolta si è verificato quando i fornitori hanno iniziato a comprendere non solo il proprio livello di performance ESG, ma anche cosa significasse quel risultato per il processo di qualificazione e per la relazione futura, nonché quali azioni concrete potessero intraprendere per migliorare. Grazie a criteri chiari, comparabili e verificabili, e a un sistema di scoring accompagnato da piani di miglioramento, molti fornitori hanno iniziato ad agire in modo proattivo. Maggiori informazioni nel caso di successo qui.